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LE CHIAVI DELLA TRANSIZIONE
Mercoledi 11 Settembre 2013
Vacche da Latte

Ambiente, alimentazione e gestione sono i temi cardine del periodo di transizione (le due settimane che precedono il parto e quella che lo segue) ed è su di essi che si gioca la partita dell’intera lattazione. E’ pur vero che in assenza di un ambiente e di una conduzione adeguati l’alimentazione anche se corretta non sarà in grado di far esprimere alla bovina il suo pieno potenziale genetico.

 

Inconvenienti nel periodo di transizione hanno spesso come risultato la perdita di 5-10 kg di latte in corrispondenza del picco di lattazione, il che si traduce in un mancato guadagno che alcuni ricercatori statunitensi valutano fino a 600 $ per l’intera lattazione.

Malgrado nelle ultime tre settimane di gestazione le esigenze nutritive di feto e placenta siano massime, l’ingestione di sostanza secca può diminuire del 10-30%.

Le bovine fresche sono i soggetti dotati delle minori difese immunitarie, pertanto a questi animali si dovranno riservare alimenti di elevata qualità e privi di micotossine; le bovine in transizione potranno beneficiare della somministrazione di fibra digeribile, come quella fornita da polpe e buccette di soia, in grado di apportare energia, senza peraltro indurre rischi di acidosi ruminale.

 

Le strutture dovranno essere in grado non solo di mettere gli animali a proprio agio, ma anche di mantenere bassa la carica microbica ambientale, dato che nel periodo di fine asciutta e inizio lattazione il sistema immunitario risulta depresso.

Un importante fattore in grado di influenzare negativamente il benessere delle bovine è il caldo; dati sperimentali dimostrano che i soggetti posti in condizione di difendersi dalle elevate temperature ambientali partoriscono vitelli più pesanti e producono più latte rispetto a soggetti stressati.

Negli ultimi anni anche in Italia gli allevatori sono stati resi consapevoli del fatto che il ruminante è un animale che prospera in presenza di temperature ambientali che un essere umano giudicherebbe basse; infatti a partire da 18° - 20°C la bovina comincia ad accusare difficoltà e calo di appetito, che diventa sempre più importante man mano che la temperatura e l’umidità aumentano. Per far fronte a questa situazione deleteria è diventata sempre più popolare l’installazione di ventilatori.

Per lungo tempo molti hanno consigliato di piazzare questi dispositivi sopra la mangiatoia, allo scopo di favorire l’assunzione di alimento; qualora però non si sia provveduto a dotare di ventilatori anche la zona di riposo (cuccette o lettiera), le bovine tenderanno a stazionare davanti alla mangiatoia per ore senza alimentarsi, il che aggiunge stress ad arti e piedi in particolare.

In realtà, per quanto riguarda i ventilatori le priorità sono le seguenti, in ordine di importanza:

1)      sala d’attesa. E’ questo il punto più stressante, in quanto gli animali si trovano obbligati a stare in piedi per un certo tempo e a stretto contatto l’uno con l’altro.

2)      Zona di riposo. E’ provato che quando l’animale si trova in decubito l’afflusso di sangue alla mammella è maggiore: è in questa circostanza che si produce più latte.

3)      Mangiatoia. Si può investire denaro per acquistare ventilatori anche in questa zona, ma ciò non è indispensabile. Infatti l’animale sopporta bene di spostarsi in mangiatoia per il tempo necessario, a condizione che possa ritornare celermente in una zona di riposo fresca e sfruttabile.

Un altro problema legato ai ventilatori è dato dal fatto che essi si mettono in movimento automaticamente quando la temperatura sale oltre un determinato valore e si spengono quando si va al disotto di quella data temperatura.

Ciò potrebbe dar luogo ad un errore, in quanto le bovine raggiungono la loro massima temperatura interna solo verso la mezzanotte; in molti casi i ventilatori si spengono al tramonto in conseguenza del calo di temperatura ambientale, mentre gli animali continuano a veder salire la loro temperatura interna ed avrebbero ancora bisogno di una attiva ventilazione.

Dati sperimentali dimostrano che le bovine producono più latte quando i ventilatori rimangono accesi fino a notte inoltrata.

 

Si può concludere ricordando come sia opportuno tenere sotto controllo con particolare attenzione lo stato sanitario delle bovine in transizione; dopo il parto è bene controllare la temperatura corporea ogni giorno fino a che essa non sia scesa sotto i 39°C, così come è utile ascoltare i movimenti del rumine (che dovrebbero essere uno o due al minuto) con un fonendoscopio
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